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Perché Sanremo è Sanremo…

Festival Sanremo 2014 biglietti, i prezzi dei tagliandiOggi ultima serata del Festival di Sanremo con la premiazione del vincitore.

Ci scommetto che, anche se non lo dite, un po’ lo avete guardato. Anche solo una piccola sbirciatina…

E chissà se l’hanno seguito anche i nostri alunni. Sarebbe interessante chiedere loro se l’hanno fatto e quali sono state le loro canzoni preferite e, magari, in base alle loro scelte, potremmo proporre uno delle tante attività preparate dal Laboratorio per la comunicazione interculturale e didattica dell’università Ca’ Foscari di Venezia proprio sulle canzoni del festival.

Per ogni pezzo, infatti, è stata predisposta una scheda con esercizi di preascolto, ascolto e comprensione: http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=199774

Perché non provare? Si potrebbero usare i video delle esibizioni che si trovano su you tube e, perché no, anche approfittarne per ripassare il lessico dell’abbigliamento chiedendo agli studenti di commentare gli abiti e l’aspetto dei cantanti.

Si potrebbe creare un’atmosfera da “talk show” e far confrontare, educatamente ;-), le opinioni degli studenti.

Allora, buon ascolto!

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Buon Natale

Auguriamo a tutti Buon Natale e che sia una festa piena di gioia!

E per un po’ di magia vi lasciamo con questo suggerimento dello scrittore brasiliano Carlos Drummond de Andrade:

“[…] quel mio amico che fa da consigliere generale della mia vita propone la sostituzione dei cesti con delle scatoline di cartone, e queste vuote di beni materiali ma piene di quello che si può chiamare la divina speranza.
– È semplice – mi spiegò. – Non dare al tuo amico un regalo qualsiasi, che può persino non piacergli. Non mandare whisky a chi non beve, o prosciutto a chi è a dieta. Manda all’amico l’opportunità di farsi un regalo da sé, sviluppando l’immaginazione e sperimentando per questo un piacere intenso.
– Ma completamente vuota? Non capisco.
– Vuota di cose, non dell’indefinibile. Il destinatario riempirà la scatolina con tutto quello che sarà prodotto dalla sua fantasia, dalla sua capacità di cambiare mentalmente la vita. A tua volta non ricevere né cesti, né arche, né pacchetti. Acetta lo stesso indefinibile. Sarà un tentativo di trasfigurare il Natale concreto, istantaneista, indigesto, in festività astratta, nella quale la capacità inventiva di ognuno farà cose meravigliose.
– Mando la scatolina vuota, senza una parola?
– Con una parolina: ‘Inventa’. Lui capirà. […]

(Carlos Drummond de Andrade, Cronache brasiliane, 2005, AIEP Editore)

Consigli per imparare il lessico

Con questo post vogliamo segnalarvi un articolo molto interessante pubblicato sul blog degli insegnanti dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona (http://www.iicbarcellona.net/italismani) e che offre ottimi suggerimenti e piccoli trucchi per aiutarci a imparare più parole quando studiamo un’altra lingua.

Studenti, questo articolo è soprattutto per voi!

Ecco il link: http://www.iicbarcellona.net/italismani/#sthash.mWnIqFlN.dpbs

Buona lettura!

Mafia, pizza e mandolino: gli stereotipi sugli italiani

Mafia, pizza e mandolino: gli stereotipi sugli italiani

Ecco un’interessante immagine che raggruppa quasi tutti gli stereotipi sugli italiani.

Potete usarla a lezione come spunto per parlare di come ci vedono gli altri e scoprire quali sono, invece, gli stereotipi sui paesi di provenienza dei vostri studenti.

Per approfondire, potreste usare anche questo spot, realizzato dalla Fiat per il mercato americano: http://www.youtube.com/watch?v=1fBFm4OD2W0

Buon lavoro!

La mia classe

Oggi, giorno importante per la nostra scuola con la consegna dei diplomi CILS, mi sembrava bello mostrare il trailer ufficiale del film La mia classe che racconta com’è insegnare ma soprattutto imparare in una classe di italiano per stranieri, dove c’è voglia di integrazione, necessità di cercare un lavoro, di ottenere il permesso di soggiorno, di comunicare con gli insegnanti dei propri figli, ecc. ecc.

Vi riconoscete in questi alunni e in questo insegnante? Com’è la vostra classe?

A me, personalmente, piace pensare alla classe di italiano come il posto in cui, imparando la lingua, una persona possa “continuare a essere se stessa senza correre il rischio di essere fraintesa” (Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue, pg. 57).

E per voi? Su, forza, raccontatecelo! Non aspettiamo altro che i vostri commenti!

Tanti auguri di Buone Feste!

Tanti auguri di Buone Feste!

Italiano lingua adottiva

stiloPost un po’ poetico. Lo dichiaro subito. Oggi va così.

Quando una lingua da funzionale diventa adottiva?

Quando non serve solo ad esprimere fatti, eventi, cose concrete come cercare un lavoro e districarsi nella burocrazia. Quando si riempie di emozioni, pensieri, speranze, sogni, punti di vista, affetti. Quando le nuove parole diventano la nostra nuova casa.

E voi, “abitate” già le parole dell’italiano?

Vi lascio con questo bellissimo esempio di italiano lingua “adottiva”: un testo di una poetessa romena che si è trasferita in Italia quando aveva dodici anni e che ci racconta il suo viaggio nel nuovo paese e nella nuova lingua.

Cosa aspettate a scrivere anche voi?

AUTOBIOGRAFIA

“Gridai e piansi sbattendo la porta
dietro cui imparai a essere straniera
per l’ultima volta, e via.
Una stazione affollata,
orari e biglietti, turisti, negozi e luci al neon.
Nessuno mi accolse, nessuno mi disse
che c’era un sottile veleno
nelle tossiche fluorescenze che respirai.
corpi modellati e sorrisi truccati
camminavano in sgargianti sudari
in perfetta finzione di umanità.
Un nodo in gola, una nausea rancida
serrarono in un blocco di cemento
Speranza e Paura.
Giorni e mesi affogarono e poi
in orari e biglietti, indirizzi, annunci,
conti e formulari,
che occuparono il mio nome e il mio corpo.
Una prigione di parole che non
significavano mai me
e tutto era uno scadente surrogato di tutto,
ma seppi dare dei nomi almeno
a ciò che non ero.
E così, lentamente, colori e sapori rivennero a me,
mi riconobbero uno per uno:
seppi di nuovo sorprendermi e ridere,
capire di nuovo le delicate avances
dei raggi di sole sulla mia pelle,
seppi di nuovo essere
un amore ancora non dato.
Allora cominciai a leggere le tracce,
le impronte invisibili che tra le troppe icone del mondo
ognuno lascia mentre insegue
la sua schiavitù o la sua libertà.
Fu allora che incontrai i ribelli,
mi tuffai nel mare benedetto della diversità,
e ingaggiai la mia battaglia contro
l’impero dei mille morti
che soggioga il mondo in perfetta finzione di umanità…
Ma questa è un’altra storia, amore mio,
e oggi che ho imparato
a morire e resuscitare più volte un po’
volevo solo dirti che adesso
che amo in una lingua che non imparai da mia madre,
io imparo piano piano a essere pianta,
stupendo, generoso modo di essere,
che accoglie ogni giorno un nuovo sole
sorto al posto di quello di ieri,
e porgere frutti maturati senza violenza
per guadagnarmi così un minuscolo pezzo d’eternità,
io imparo a essere pianta,
e le mie radici sono impronte
che ho lasciato, che furono lasciate in me,
e percorrono i nostri mondi.”

(Livia Claudia Bazu, poetessa romena)

Italiani che amo

Attività didattica del COI sugli stereotipi degli italiani!

ITALIANO TERRONE CHE AMO attività

 

 

Questione d’accento

Attività didattica per presentare l’uso dell’accento in italiano e parlare di credo, religiosità, fede.

Hai+un+momento+Dio

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