Coitaliano

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Archivio per la categoria “Cultura”

Modi di dire

Nella scheda che vi postiamo oggi trovate un elenco di modi di dire molto diffusi in italiano con la spiegazione del significato:

Espressioni Idiomatiche Italiane

Come suggerisce Domenico, potreste provare a usarli per questa attività. Potreste chiedere agli studenti di:

– provare a interpretare alcune espressioni idiomatiche, prima di spiegare loro il significato;
– provare a spiegare in italiano un’espressione idiomatica che si usa nella lingua dello studente con un significato simile a quella presa in esame.
Oggi, alla lista, aggiungiamo un altro modo di dire. Cosa vorrà mai dire “Chiudere un occhio”?
Scopritelo con questo video:

 

Potete cercarne altri anche qui: Dizionario dei modi di dire
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Tradizioni natalizie: il panettone

Siamo ormai vicinissimi a Natale e oggi vogliamo suggerirvi una lettura e un’attività (video + comprensione) che riguardano la nascita e la produzione del panettone, uno dei dolci più tipici di questo periodo.

Il panettone - 1/12

La lettura che racconta la storia della nascita del panettone è tratta dal sito http://italyamonews.com ed è adatta a un livello B1/B2:

“El pan de Toni”, la leggenda del panettone

L’attività, invece, è tratta dal blog http://didatticafutura.blogspot.com.es ed è indicata per il livello A2:

Il panettone

Divertitevi e, perché no, mangiatene una fetta!

Natale, tempo di regali!

Christmas Gift Exchange – Keep receipts | Christmas Gift Exchange ...Siamo ormai vicinissimi a Natale, tempo di regali, di inviti a pranzo e a cena.

Cosa dobbiamo regalare se ci invitano a cena? Ma soprattutto cosa dobbiamo dire quando riceviamo un regalo?

Se non volete passare da maleducati, ecco un video con dei piccoli suggerimenti.

Qui il link dove trovate anche la trascrizione: Non dovevi…!

 

Ogni cosa è legata, ogni parte è l’insieme.

Ciao a tutti .

Qualcosa da leggere e da rileggere.

Grazie Andrea.

lettera Terzani

 

Una ricetta al C.O.I.

Spaghetti alla carbonara!!!

Gli spaghetti alla carbonara, un classico della cucina laziale, vengono preparati cuocendo al dente la pasta mentre a parte si rosolerà nell’olio la pancetta o il guanciale per una decina di minuti. In una scodella o in una zuppiera si sbatteranno le uova a cui andrà aggiunto il pecorino ed il pepe nero a cui unirete la pasta e mescolerete servendo quindi la pasta ben calda.

Ingredienti (per quattro persone)

400 g di pasta

200 g di pancetta affumicata o guanciale

4 tuorli d’uovo

50 g di pecorino

Olio, sale, pepe q.b.

Preparazione

1) Cuocete gli spaghetti in acqua bollente e con poco sale. La cottura deve essere al dente.

2) Nel frattempo tagliate a dadini la pancetta o il guanciale di maiale (secondo la tradizione è quest’ultimo che andrebbe utilizzato), lasciandolo sciogliere in un tegame con un poco di olio.

3) Quando la pancetta o il guanciale appariranno parzialmente sciolti aggiungere un pochino di acqua e cucinare a fuoco moderato per circa 10 minuti.

4) Sbattete in un’insalatiera i quattro tuorli, come per fare una comune frittata, ed aggiungete il pecorino ed un buon pizzico di pepe nero.

5) Scolate la pasta e versatela in un contenitore capiente e aggiungeteci la pancetta o il guanciale e l’olio in cui l’avete soffritto.

6) Mescolate gli ingredienti utilizzando due forchette e procedendo con delicatezza per non spezzare gli spaghetti, poi unite le uova preparate col formaggio, proseguite ad amalgamare gli ingredienti fintanto che le uova non risulteranno rapprese.

7) Servire la pasta immediatamente in modo che risulti ben calda.

 

Buon appetito! 🙂

La Befana

La Befana

 

La Befana vien di notte,
con le scarpe tutte rotte,
il vestito alla romana,
viva, viva la Befana!

Chi è la Befana?
Nella tradizione italiana, la Befana è una donna molto anziana che viaggia su una scopa e che fa visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, lasciando nelle loro calze, appese al camino o vicino alla finestra, dolci, caramelle, piccoli regali o del carbone.
Attenti, quindi, se non vi siete comportati bene…

Buona Epifania a tutti!

Le avventure di Pinocchio

PinocchioIl 24 novembre del 1826 nasceva a Firenze Carlo Collodi, autore del romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, noto a tutti semplicemente come Pinocchio.
Pinocchio è un classico della letteratura italiana, tanto che alcune espressioni del libro sono diventate dei veri e propri modi di dire e alcuni dei suoi personaggi dei modelli umani tipici.
Eccone alcuni fra i più conosciuti:

Avere il naso lungo = dire le bugie.

Come dice la Fata Turchina: “Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! Vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo.”

Ridere a crepapelle = ridere senza moderazione

Vivere nel Paese dei Balocchi = vivere fuori dalla realtà.

Il Paese dei Balocchi è un luogo immaginario dove si pensa solo a divertirsi senza obblighi né doveri.

Pinocchio = bugiardo

Fare/essere il Grillo Parlante = distribuire consigli in modo assillante, spesso senza essere ascoltati.

Essere come il Gatto e la Volpe = spalleggiarsi per compiere azioni disoneste; essere inseparabili.

Questi due loschi personaggi sono diventati così famosi da essere protagonisti anche di una canzone di Edoardo Bennato!

Eccola qui: http://www.youtube.com/watch?v=YoBuv7HR-Fw

E se non avete ancora letto il romanzo, cosa aspettate?

Com’è fatto?

oggetti-design-672 L’Italia è anche i suoi oggetti. Avete mai sentito parlare di “made in Italy”?

Scommetto di sì!

Le “cose” che hanno reso l’Italia e gli italiani famosi in tutto il mondo sono tantissime. Dalla moda, al design, all’architettura, al cibo…

Avete voglia di scoprire alcuni di questi oggetti e, magari di imparare a descriverli?

Ecco un’attività tutta per voi: Come è fatto?

Dimenticavo: se avete voglia, diteci quali oggetti rappresentano, per voi, l’Italia. E il vostro paese per cosa è famoso?

 

Gianni Rodari

Italiano lingua adottiva

stiloPost un po’ poetico. Lo dichiaro subito. Oggi va così.

Quando una lingua da funzionale diventa adottiva?

Quando non serve solo ad esprimere fatti, eventi, cose concrete come cercare un lavoro e districarsi nella burocrazia. Quando si riempie di emozioni, pensieri, speranze, sogni, punti di vista, affetti. Quando le nuove parole diventano la nostra nuova casa.

E voi, “abitate” già le parole dell’italiano?

Vi lascio con questo bellissimo esempio di italiano lingua “adottiva”: un testo di una poetessa romena che si è trasferita in Italia quando aveva dodici anni e che ci racconta il suo viaggio nel nuovo paese e nella nuova lingua.

Cosa aspettate a scrivere anche voi?

AUTOBIOGRAFIA

“Gridai e piansi sbattendo la porta
dietro cui imparai a essere straniera
per l’ultima volta, e via.
Una stazione affollata,
orari e biglietti, turisti, negozi e luci al neon.
Nessuno mi accolse, nessuno mi disse
che c’era un sottile veleno
nelle tossiche fluorescenze che respirai.
corpi modellati e sorrisi truccati
camminavano in sgargianti sudari
in perfetta finzione di umanità.
Un nodo in gola, una nausea rancida
serrarono in un blocco di cemento
Speranza e Paura.
Giorni e mesi affogarono e poi
in orari e biglietti, indirizzi, annunci,
conti e formulari,
che occuparono il mio nome e il mio corpo.
Una prigione di parole che non
significavano mai me
e tutto era uno scadente surrogato di tutto,
ma seppi dare dei nomi almeno
a ciò che non ero.
E così, lentamente, colori e sapori rivennero a me,
mi riconobbero uno per uno:
seppi di nuovo sorprendermi e ridere,
capire di nuovo le delicate avances
dei raggi di sole sulla mia pelle,
seppi di nuovo essere
un amore ancora non dato.
Allora cominciai a leggere le tracce,
le impronte invisibili che tra le troppe icone del mondo
ognuno lascia mentre insegue
la sua schiavitù o la sua libertà.
Fu allora che incontrai i ribelli,
mi tuffai nel mare benedetto della diversità,
e ingaggiai la mia battaglia contro
l’impero dei mille morti
che soggioga il mondo in perfetta finzione di umanità…
Ma questa è un’altra storia, amore mio,
e oggi che ho imparato
a morire e resuscitare più volte un po’
volevo solo dirti che adesso
che amo in una lingua che non imparai da mia madre,
io imparo piano piano a essere pianta,
stupendo, generoso modo di essere,
che accoglie ogni giorno un nuovo sole
sorto al posto di quello di ieri,
e porgere frutti maturati senza violenza
per guadagnarmi così un minuscolo pezzo d’eternità,
io imparo a essere pianta,
e le mie radici sono impronte
che ho lasciato, che furono lasciate in me,
e percorrono i nostri mondi.”

(Livia Claudia Bazu, poetessa romena)

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