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Archivio per la categoria “Cucina”

Una ricetta al C.O.I.

Spaghetti alla carbonara!!!

Gli spaghetti alla carbonara, un classico della cucina laziale, vengono preparati cuocendo al dente la pasta mentre a parte si rosolerà nell’olio la pancetta o il guanciale per una decina di minuti. In una scodella o in una zuppiera si sbatteranno le uova a cui andrà aggiunto il pecorino ed il pepe nero a cui unirete la pasta e mescolerete servendo quindi la pasta ben calda.

Ingredienti (per quattro persone)

400 g di pasta

200 g di pancetta affumicata o guanciale

4 tuorli d’uovo

50 g di pecorino

Olio, sale, pepe q.b.

Preparazione

1) Cuocete gli spaghetti in acqua bollente e con poco sale. La cottura deve essere al dente.

2) Nel frattempo tagliate a dadini la pancetta o il guanciale di maiale (secondo la tradizione è quest’ultimo che andrebbe utilizzato), lasciandolo sciogliere in un tegame con un poco di olio.

3) Quando la pancetta o il guanciale appariranno parzialmente sciolti aggiungere un pochino di acqua e cucinare a fuoco moderato per circa 10 minuti.

4) Sbattete in un’insalatiera i quattro tuorli, come per fare una comune frittata, ed aggiungete il pecorino ed un buon pizzico di pepe nero.

5) Scolate la pasta e versatela in un contenitore capiente e aggiungeteci la pancetta o il guanciale e l’olio in cui l’avete soffritto.

6) Mescolate gli ingredienti utilizzando due forchette e procedendo con delicatezza per non spezzare gli spaghetti, poi unite le uova preparate col formaggio, proseguite ad amalgamare gli ingredienti fintanto che le uova non risulteranno rapprese.

7) Servire la pasta immediatamente in modo che risulti ben calda.

 

Buon appetito! 🙂

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Nuove ricette!


Ciao a tutti! Ecco qui una ricetta gustossissima (assaggiata più volte! gnam gnam!) che ci fa provare la nostra amica Maje, dalla Spagna! Buona da leccarsi i baffi! 😉

Buon appetito!

Ricetta torta Maje

Torta di patate

Ciao a tutti! La nostra amica Rosa ci ha preparato un piatto ricco tipico del suo Paese, il Perù! A tutti voi buona appetito!

torta di patate

Dolcetti croati!

Ciao a tutti! Oggi impariamo una ricetta croata che ha scritto per noi la nostra amica Meri.

Si tratta dei Bobici, dolcetti (squisiti!) alle mandorle. Una buona idea per arricchire il menù natalizio!

Buon appetito a tutti e diteci com’è andata!

BOBICI

Patate peruviane

Ciao a tutti! Questa volta assaggiamo una ricetta d’oltreoceano che ci ha insegnato Isabel!

Si tratta delle patate alla huancaina, saporite e facili da preparare.

Un’idea esotica per il pranzo di Natale! A tutti buon appetito!

PATATE ALLA HUANCAINA

Zuppa austriaca

Continua il nostro viaggio nei sapori del mondo COI. Oggi la nostra amica Romana ci suggerisce una zuppa cremosa di broccoli, per scaldarci nelle fredde sere d’inverno!

Come sempre buon appetito e fateci sapere com’è andata! 🙂

ZUPPA CREMOSA di BROCCOLO

Ricetta Croata

Ciao a tutti! inauguriamo una nuova sezione sulle ricette dal mondo del COI. I nostri alunni vi invitano a provare le loro specialità! Meri vi spiega come preparare un ottimo riso nero! Buon appetito e raccontateci se vi è piaciuto!

RISOTTO NERO

 

Un piatto sovversivo

Oggi parliamo della pasta alla carbonara!

L’origine degli spaghetti alla carbonara è alquanto combattuta: qualcuno la attribuisce ai carbonari umbri* che avrebbero fatto conoscere questo piatto ai romani nel diciannovesimo secolo, qualcun altro invece sostiene che l’inventore sia Ippolito Cavalcanti, nobile napoletano che pubblicò questa ricetta in un suo libro.

Si dice anche che questo piatto nacque durante la seconda guerra mondiale quando gli Americani portarono in grandi quantità il bacon e le uova in polvere, che facevano parte delle razioni militari; dall´estro dei cuochi romani nacque cosi questo piatto semplice e al tempo stesso molto gustoso.

*Che cos’è la carboneria?

Era una Società segreta della prima metà del 19° secolo. Sorse in Italia meridionale durante il regno di Gioacchino Murat (tra il 1807 e il 1812), probabilmente come divisione intera alla massoneria, divenuta ormai di stretta osservanza napoleonica.

Il Movimento si diffuse rapidamente nel resto d’Italia, in Francia e in Spagna, fu la principale causa di inquietudine dei governi fino al 1830 e la più importante fra le varie organizzazioni dello stesso tipo che nacquero allora.

I membri della Carboneria erano soprattutto ufficiali, aristocratici, intellettuali, membri della borghesia illuminata e liberale. La struttura era regolata rigidamente dall’alto, il comportamento doveva essere ispirato alle regole della massima segretezza. Sia per ragioni di segretezza sia per il gusto del travestimento e del vocabolario cifrato, si fece ricorso a nomi ed espressioni tipici di uno dei più antichi e miseri mestieri del popolo: appunto quello dei carbonari. Un mestiere come quello dei carbonari si prestava d’altronde abbastanza bene: chi lo praticava doveva spostarsi continuamente dovunque ci fosse legname da trasformare in carbone. Inoltre si trattava di un’attività piuttosto diffusa, soprattutto nel meridione d’Italia. Ecco dunque i cospiratori politici camuffarsi da carbonari.

Di solito la Carboneria era divisa in tre gradi: apprendista, maestro e gran maestro.
Nel primo grado si professava genericamente alcuni princìpi umanitari, impostati sulla morale e sulla religione tradizionale. Nel secondo si parlava di costituzione, d’indipendenza e di libertà. Nel terzo si proclamava l’aspirazione a creare una repubblica ed un regime di eguaglianza sociale, che comportasse la spartizione delle terra e la promulgazione della legge agraria. 

Il loro obiettivo era, in generale, la conquista di una costituzione; ma nell’Italia settentrionale – il Lombardo-Veneto – si lottava anche per la conquista dell’indipendenza dalla dominazione austriaca; nello Stato Pontificio si chiedeva, invece, un governo laico dopo tanti anni di malgoverno ecclesiastico; i carbonari della Sicilia esigevano che l’isola diventasse uno Stato separato da quello di Napoli contrariamente a quelli di Napoli che volevano tenerla unita al regno.
La Carboneria aveva due grandi difetti: la mancanza di un’organizzazione centrale, capace appunto di collegare fra loro le diverse iniziative regionali secondo criteri unitari e organici e il carattere misterioso dell’associazione i cui membri ignoravano talora persino i programmi e l’identità dei loro capi e dovevano spesso sottoporsi a riti strani ed incomprensibili. Inoltre, l’origine degli associati faceva della Carboneria un’associazione troppo chiusa e ristretta per poter formulare vasti programmi a carattere nazionale. L’assenza delle classi popolari fu infatti una delle principali cause degli insuccessi, ai quali fra il 1821 e il 1831 andarono incontro i moti carbonari in Italia.

 

Ecco a voi la ricetta! e Buon Appetito!

 

 

Il dolce del lunedì!

TIRAMISU’

Le origini del Tiramisù sono molto incerte perché ogni regione vorrebbe aver “inventato” questa prelibatezza: per questo motivo è nata una sorta di contesa tra Toscana, Piemonte e Veneto.

La versione ufficiale colloca la nascita del tiramisù nel XVII secolo a Siena quando alcuni pasticceri, in vista dell’arrivo del Granduca di Toscana Cosimo de Medici, decisero di preparare un dolce per celebrare la sua grandezza. Decisero così che il dolce doveva rispecchiare la personalità del Granduca: doveva quindi essere un dolce importante e gustoso ma allo stesso tempo preparato con ingredienti semplici e, cosa importante, doveva essere estremamente goloso poiché Cosimo amava letteralmente i dolci. Così fu realizzato il nostro Tiramisù che all’epoca era chiamato “zuppa del duca” proprio in onore di Cosimo de Medici*  (nella foto) che portò con se la ricetta a Firenze facendola conoscere in tutta Italia.

[*Cosimo di Giovanni de’ Medici detto il Vecchio o pater patriae (Firenze, 27 settembre 1389 – Careggi, 1º agosto 1464) è stato un politico e banchiere italiano, primo signore di fatto di Firenze e primo uomo di Stato di rilievo della famiglia Medici.]

La versione non ufficiale, invece, narra che a inventare il Tiramisù sia stato un pasticcere torinese in onore di Camillo Benso conte di Cavour* per sostenerlo nella sua difficile impresa di unificare l’Italia.

[*Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico e patriota italiano.Fu ministro del Regno di Sardegna dal 1850 al 1852, capo del governo dal 1852 al 1859 e dal 1860 al 1861. Nello stesso 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, divenne il primo presidente del Consiglio dei ministri del nuovo Stato e con tale carica morì.]

Anche il Veneto ha una sua versione in merito: sembra che il tiramisù sia stato inventato nel ristorante “el Toulà” di Treviso situato all’epoca nei pressi di una casa chiusa* e servito appunto per “tirare su” .

[*casa chiusa:Una casa di tolleranza, anche detta comunemente bordello, casino, casa d’appuntamenti, casa chiusa, postribolo o lupanare, è un immobile, solitamente un’abitazione, in cui si esercita la prostituzione.]

Dopo questa lunga introduzione ecco la ricetta! Buon lunedì! 😉

mozzarella in carrozza

E’ domenica! Largo alle ricette facili facili! Oggi mozzarella in carrozza!

Che cosa vuol dire carrozza?

carròzza s. f. [der. di carro]. – 1. Veicolo a quattro ruote tirato da uno o più cavalli, di forme varie (con o senza mantice, o chiuso a berlina), per trasporto di persone.

Guardate come si prepara!

La mozzarella in carrozza è una tipica ricetta partenopea*, molto usata anche nel Lazio: un gustoso antipasto fritto composto da fette di pane in cassetta dal ripieno di filante mozzarella passate nel la farina, nell’uovo e poi fritte.

*partenopèo agg. e s. m. (f. –a) [dal lat. Parthenopeius]. – Sinonimo. di napoletano (in relazione all’antico nome, Partènope [gr. Παρϑενόπη, lat. Parthenŏpe] della città di Napoli).

Curiosità

Perchè si chiama “in carrozza”?

Fino alla prima metà del secolo scorso esistevano carrozze per le persone e carretti per le merci. Ovviamente le carrozze o i carri avevano delle ruote di forma rotonda, da qui il nome “in carrozza”, cioè tra due fette di pane, perché fino a prima dell’arrivo degli eserciti alleati (inglesi o americani) da noi l’unico tipo di pane che esisteva era a sezione tondeggiante. Quindi due fette di pane erano in realtà due ruote.

Dopo gli anni ’40 , grazie all’esercito degli U.S.A. , entrò in Italia il “pane a cassetta” già tagliato a fette e questa moda andò avanti negli anni fino ai nostri giorni.

Da lì a poco furono inventati i “toast” mettendo del prosciutto e del formaggio fuso in mezzo a due fette quadrate e poi inserite nel tostapane;

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