Coitaliano

La biblioteca virtuale del COI

Archivi per il mese di “ottobre, 2013”

Com’è fatto?

oggetti-design-672 L’Italia è anche i suoi oggetti. Avete mai sentito parlare di “made in Italy”?

Scommetto di sì!

Le “cose” che hanno reso l’Italia e gli italiani famosi in tutto il mondo sono tantissime. Dalla moda, al design, all’architettura, al cibo…

Avete voglia di scoprire alcuni di questi oggetti e, magari di imparare a descriverli?

Ecco un’attività tutta per voi: Come è fatto?

Dimenticavo: se avete voglia, diteci quali oggetti rappresentano, per voi, l’Italia. E il vostro paese per cosa è famoso?

 

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Gianni Rodari

Evviva la fonetica: i suoni con la C e la Q

148830_982703803_hearts_break_H120337_LOggi vi proponiamo un’attività didattica sulla fonetica, in particolare sui suoni con la lettera C e la lettera Q.Come si scrivono e come si leggono parole come chiesa, cuore, quando, scuola, cielo, ecc. ecc.?

Perché non scoprirlo con una bella canzone? Già dal titolo, Spaccacuore, ci sembra interessante.

Secondo voi di che cosa parla?

Ecco il link al video: http://www.youtube.com/watch?v=NOvFQlh9ZKU

Ed ecco il link all’attività: Spaccacuore

Per gli insegnanti: l’attività contiene il piano della lezione, è stata progettata per un livello A1 ma si può adattare anche all’A2, lavorando in modo più approfondito sul lessico.

Buon lavoro!

Italiano lingua adottiva

stiloPost un po’ poetico. Lo dichiaro subito. Oggi va così.

Quando una lingua da funzionale diventa adottiva?

Quando non serve solo ad esprimere fatti, eventi, cose concrete come cercare un lavoro e districarsi nella burocrazia. Quando si riempie di emozioni, pensieri, speranze, sogni, punti di vista, affetti. Quando le nuove parole diventano la nostra nuova casa.

E voi, “abitate” già le parole dell’italiano?

Vi lascio con questo bellissimo esempio di italiano lingua “adottiva”: un testo di una poetessa romena che si è trasferita in Italia quando aveva dodici anni e che ci racconta il suo viaggio nel nuovo paese e nella nuova lingua.

Cosa aspettate a scrivere anche voi?

AUTOBIOGRAFIA

“Gridai e piansi sbattendo la porta
dietro cui imparai a essere straniera
per l’ultima volta, e via.
Una stazione affollata,
orari e biglietti, turisti, negozi e luci al neon.
Nessuno mi accolse, nessuno mi disse
che c’era un sottile veleno
nelle tossiche fluorescenze che respirai.
corpi modellati e sorrisi truccati
camminavano in sgargianti sudari
in perfetta finzione di umanità.
Un nodo in gola, una nausea rancida
serrarono in un blocco di cemento
Speranza e Paura.
Giorni e mesi affogarono e poi
in orari e biglietti, indirizzi, annunci,
conti e formulari,
che occuparono il mio nome e il mio corpo.
Una prigione di parole che non
significavano mai me
e tutto era uno scadente surrogato di tutto,
ma seppi dare dei nomi almeno
a ciò che non ero.
E così, lentamente, colori e sapori rivennero a me,
mi riconobbero uno per uno:
seppi di nuovo sorprendermi e ridere,
capire di nuovo le delicate avances
dei raggi di sole sulla mia pelle,
seppi di nuovo essere
un amore ancora non dato.
Allora cominciai a leggere le tracce,
le impronte invisibili che tra le troppe icone del mondo
ognuno lascia mentre insegue
la sua schiavitù o la sua libertà.
Fu allora che incontrai i ribelli,
mi tuffai nel mare benedetto della diversità,
e ingaggiai la mia battaglia contro
l’impero dei mille morti
che soggioga il mondo in perfetta finzione di umanità…
Ma questa è un’altra storia, amore mio,
e oggi che ho imparato
a morire e resuscitare più volte un po’
volevo solo dirti che adesso
che amo in una lingua che non imparai da mia madre,
io imparo piano piano a essere pianta,
stupendo, generoso modo di essere,
che accoglie ogni giorno un nuovo sole
sorto al posto di quello di ieri,
e porgere frutti maturati senza violenza
per guadagnarmi così un minuscolo pezzo d’eternità,
io imparo a essere pianta,
e le mie radici sono impronte
che ho lasciato, che furono lasciate in me,
e percorrono i nostri mondi.”

(Livia Claudia Bazu, poetessa romena)

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